18 luglio 2013

Street food

E se la definizione di cibo di strada non fosse più sufficiente? Se in questo mondo globalizzato servisse un pentolone più capiente per contenere certe prelibatezze e le rispettive classificazioni “di genere”? Questo forse spiegherebbe perchè il fritto misto all’ascolana, dalle tavole domenicali delle nonne della bassa Marca, sia diventato, appena alleggerito dalle deliziose costolette, uno dei cartocci più prelibati della cucina prêt à manger dei baracchini del fritto o perchè la torta al testo, delle vicine nonne umbre, spopoli nelle piazze di Perugia e dintorni con grande (e trasversale) soddisfazione di avvocati, studenti e turisti golosi.

Che si tratti, forse, del desiderio ancestrale di sentirsi a casa anche di coloro che quell’esperienza, in realtà, non l’hanno mai vissuta? Questo stanno facendo anche personaggi importanti della ristorazione proponendo una cucina da consumare per strada, come è stato nell’ultimo “Le Grand Fooding” a Milano, dove il cibo è stato preparato e servito su truck. Resti S.p.A. ha fatto di questa volontà della gente di condividere e riappropriarsi di una rinnovata socialità il suo punto di forza, attraverso un’offerta molto variegata di mezzi che consentano all’operatore di lavorare in completa sicurezza.